Progetto MigraAGRO

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orti fuori mura medioevali

 Orticoltura per l’integrazione sociale

Il progetto “Migragro”  rappresenta uno studio multidisciplinare dell’ORTO, inserito nell’ambito del Progetto “Migrazioni & Mediterraneo. L’Osservatorio Sardegna” – finanziato e coordinato dal Ministero per le Politiche agricole, alimentari e forestali (MIPAAF), di cui il responsabile scientifico è Alessandra Cioppi (Isem)  –  e si rivolge, come ricaduta sociale,  all’integrazione di migranti provenienti da paesi terzi, richiedenti asilo e rifugiati, tramite l’acquisizione di competenze nel campo dell’orticultura e in generale delle pratiche agricole di base.

Tale studio si articolerà su diverse aree tematiche nelle quali confluiranno non solo l’interdisciplinarietà presente all’interno del CNR quali ISEM e IBIMET , ma anche l’ampia cooperazione con l’Università di Bologna, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari e stakeholders co-interessati alla tematica.

Il Progetto intende incoraggiare e creare, attraverso la pratica di coltivazione dell’ORTO, un’occasione importante nel sistema di seconda accoglienza, trasformando in risorsa un’esperienza di tutti i tempi, dal medioevo all’età contemporanea e fino ai giorni nostri.

Il fine è creare da un lato concretezza, grazie all’approccio della ricerca scientifica e della sua ricaduta sul territorio, e dall’altro attuare i presupposti per una cooperazione con gli organismi istituzionali, le amministrazioni pubbliche, gli enti, le associazioni di categoria e gli attori sociali coinvolti. L’arte di coltivare un ORTO può costituire un circuito virtuoso come strategia educativa e di inserimento, in quanto permette di insegnare e tramandare un lavoro complesso, ma anche avvicinare il singolo al gruppo, stimolando la socializzazione del migrante e degli abitanti del territorio, con lo scambio di uno spazio, molto spesso degradato, e di un lavoro comune.

L’ORTO, ce lo insegna la storia, è stato da sempre per l’uomo, e continua ad esserlo, il rifugio dell’anima, nonché una fonte di sostentamento alimentare o addirittura l’unico mezzo di sopravvivenza nei periodi di difficoltà. L’ORTO garantisce di autoprodursi, ma anche di produrre per gli altri, attivando scambi di saperi e prassi come risultato di un’attività consolidata ma che giorno dopo giorno si sviluppa e si rinnova, dando luogo ad un “laboratorio di ricerca” fondamentale per le scienze dure ma anche per quelle sociali con una interdisciplinarietà di competenze.

L’ORTO, all’interno di una logica che lascia spazio anche agli aspetti economici e si accosta non marginalmente alle tematiche propriamente inerenti l’agricoltura, apre quindi nuove e interessanti vie alla ricerca e all’innovazione, alle buone pratiche e all’integrazione, ed è in grado di stimolare una sempre rinnovata curiosità intellettuale per l’operatore sociale, per il coltivatore e per il fruitore.

Il progetto prevede un approccio allo studio della bibliografia prodotta sui sistemi dell’agricoltura orticola e del suo cambiamento nel tempo da produzione di sostentamento alle diverse politiche economiche operate dai Paesi. Non ultimo uno sguardo alla diversità della produzione dettata da questioni legate alla “scienza del gusto”, alla “scienza del consumo” e alla cultura materiale. Fondamentale è ripercorrere tecniche, valutare mezzi e attrezzi, analizzarne l’incremento nel tempo e nel territorio. Grazie al quadro storico e all’analisi bibliografica e documentaria è possibile capire anche l’origine di un determinato cibo; distinguere l’alimento autoctono da quello frutto di una migrazione; l’epoca e il contesto in cui ha cominciato la sua diffusione, pur con i cambiamenti nei secoli; il consumo nel tempo, con quali caratteristiche e modalità fino alla costruzione, talvolta, di una corrente di pensiero. Si ripercorrerà la storia dell’ORTO nei secoli, dall’hortus monasticus agli orti contemporanei, arrivando sino allo sviluppo degli orti urbani nel Novecento, analizzando il contesto storico e sociale, con particolare riferimento al Welfare. Fondamentale, inoltre, sarà creare una connessione tra la storia dei prodotti orticoli, la loro produzione attuale e l’eventuale distribuzione che diventa in tal modo Know-how, un sistema di integrazione lavorativa, apprendimento e trasmissione di un mestiere.

Obiettivo quindi è la progettazione volta all’integrazione sociale e lavorativa dei migranti provenienti da Paesi Terzi e presenti sul territorio nazionale. Per raggiungere tale obiettivo si è attivato un programma interdisciplinare e multidisciplinare volto alla coltivazione dell’orto che può costituire un circuito virtuoso come strategia educativa, formativa e di inserimento in quanto permette di insegnare un lavoro complesso ma allo stesso tempo di avvicinare il singolo al gruppo e viceversa.

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